Quando si decide di trasformare gli interni di una casa, di un ufficio o di un’attività commerciale, una delle prime domande riguarda la figura a cui affidare il progetto: meglio rivolgersi a un architetto o a un interior designer?
La risposta non dipende semplicemente dallo stile che si vuole ottenere. Prima di scegliere bisogna capire quanto è profondo l’intervento, quali aspetti dello spazio devono essere modificati e quali competenze saranno necessarie per arrivare dall’idea alla realizzazione.
Cambiare arredi, illuminazione e finiture è infatti molto diverso dal modificare la distribuzione degli ambienti, intervenire sugli impianti o affrontare opere che richiedono verifiche e pratiche tecniche.
In alcuni casi può essere sufficiente una sola figura. In altri il risultato migliore nasce invece dalla collaborazione tra architetto, interior designer, impresa e fornitori.
Qual è la differenza tra architetto e interior designer?
Architetto e interior designer lavorano entrambi sugli spazi, ma lo fanno partendo da competenze e responsabilità differenti.
L’architetto è un professionista abilitato appartenente a una professione regolamentata, tra le altre norme, dal DPR 328/2001. Può quindi intervenire, nell’ambito delle proprie competenze, anche sugli aspetti tecnici e amministrativi collegati alla trasformazione dell’immobile.
L’interior designer concentra invece la propria attività sulla progettazione dello spazio interno e sul rapporto tra funzionalità, arredi, materiali, luce, colore e fruizione degli ambienti. Il Politecnico di Milano, nel descrivere il corso di Design degli Interni, considera un ambiente come un sistema complesso che determina la relazione tra le persone e lo spazio.
Ridurre quindi l’interior design alla semplice scelta di mobili e colori sarebbe limitante. La vera differenza emerge soprattutto dalla natura del progetto che bisogna affrontare.
Cosa fa un interior designer?
L’interior designer lavora principalmente sulla qualità e funzionalità degli spazi interni:
- Studia la disposizione degli arredi;
- Definisce percorsi e zone funzionali;
- Progetta mobili su misura;
- Sceglie materiali, colori e finiture;
- Costruisce un progetto di illuminazione.
Il suo intervento può riguardare una casa, ma anche un negozio, un ufficio, un hotel, un ristorante o uno spazio espositivo.
Uno degli aspetti più interessanti del lavoro dell’interior designer consiste nella capacità di mettere in relazione elementi differenti.
Facciamo un esempio pratico, nella scelta dei rivestimenti per cucina conta l’armonia estetica e spaziale, ma anche resistenza, facilità di manutenzione e relazione con la luce. L’interior designer opera quindi sul progetto come un sistema, non come una semplice somma di elementi decorativi.
Quando è necessario coinvolgere un architetto?
Il quadro cambia quando l’intervento non riguarda soltanto l’allestimento degli interni. Se il progetto prevede trasformazioni edilizie, modifiche distributive, interventi che richiedono verifiche tecniche o pratiche amministrative, è necessario valutare il supporto di un professionista abilitato.
Un errore frequente consiste nel partire dalle scelte estetiche e affrontare gli aspetti tecnici soltanto in un secondo momento.
Si sceglie una cucina, si immagina una nuova disposizione degli arredi o si acquista un particolare rivestimento e soltanto dopo ci si accorge che lo spazio deve essere modificato oppure che gli impianti non sono compatibili con la soluzione immaginata.
Una corretta progettazione dovrebbe procedere nel senso opposto. Prima si verificano spazi, vincoli ed esigenze; successivamente si definiscono materiali, arredi e dettagli.
Quando può bastare un interior designer?
Se non sono previste trasformazioni invasive e l’obiettivo riguarda soprattutto la qualità degli interni, l’interior designer può diventare il principale interlocutore del progetto. È il caso, per esempio, di chi desidera:
- riorganizzare gli arredi;
- migliorare la funzionalità degli ambienti;
- studiare una nuova illuminazione;
- definire colori e materiali;
- progettare elementi su misura;
- rinnovare l’identità di un negozio o di un ufficio;
- valorizzare un’abitazione senza modificarne sostanzialmente la struttura.
Anche in questi casi è però importante definire chiaramente il perimetro dell’incarico. Un progetto d’interni può infatti coinvolgere fornitori, falegnami, posatori, tecnici dell’illuminazione e altri operatori.
Più aumenta il numero delle figure coinvolte, più diventa importante stabilire chi coordinerà le decisioni.
Architetto e interior designer possono lavorare insieme?
Non soltanto possono: in molti progetti la collaborazione tra le due figure è perfettamente naturale. Immaginiamo un appartamento che debba essere completamente ripensato.
Potrebbero essere necessarie una diversa distribuzione degli spazi, verifiche tecniche, modifiche agli impianti, una nuova illuminazione, arredi su misura e la scelta coordinata di pavimenti, rivestimenti e finiture.
Separare rigidamente la parte “tecnica” da quella “estetica” può creare problemi. La posizione di un mobile può condizionare quella delle prese elettriche. La posizione di un punto luce può dipendere dalla futura disposizione del tavolo. Lo spessore di un rivestimento può influenzare altri dettagli costruttivi.
Quando architetto e interior designer lavorano sullo stesso progetto, è quindi fondamentale che le decisioni vengano condivise.
Chi coordina impresa, artigiani e fornitori?
Quando il numero degli operatori aumenta, la progettazione diventa anche un problema organizzativo. Non ci sono soltanto architetto e interior designer. Possono entrare in gioco:
- impresa edile;
- elettricista;
- idraulico;
- cartongessista;
- falegname;
- posatore;
- fornitori di arredi e materiali.
Nei progetti più articolati può essere adottato un modello contract design nel quale progettazione, realizzazione e forniture vengono gestite attraverso una regia più integrata. Il contract è particolarmente diffuso nel settore alberghiero, commerciale e negli spazi professionali, ma alcuni dei suoi principi possono essere utili anche nel residenziale.
La questione centrale è sempre la stessa: chi prende le decisioni e chi controlla che tutti lavorino sulla stessa versione del progetto? Il coordinamento non è un dettaglio amministrativo. È parte della qualità del progetto.
Una variazione comunicata a un fornitore ma non all’impresa può generare errori. Un materiale ordinato prima della verifica definitiva delle misure può creare ritardi. Una modifica effettuata durante i lavori può avere conseguenze su attività già programmate.
Come scegliere le figure giuste per il progetto?
Prima ancora di cercare un nome è utile preparare un breve quadro delle proprie esigenze. Bisogna capire:
- quali ambienti devono essere interessati;
- quali problemi si vogliono risolvere;
- quali trasformazioni si immaginano;
- quanto è definito il progetto;
- quale budget è disponibile;
- quali tempi si vorrebbero rispettare.
Solo dopo è possibile stabilire se servono un interior designer, un architetto e altre figure specializzate.
Quando il progetto coinvolge competenze e forniture diverse, può essere utile consultare risorse online come Edilnet.it, directory di professionisti e aziende. La ricerca per essere efficace non dovrebbe concludersi con l’individuazione di un nominativo.
Portfolio, esperienza su interventi analoghi, recensioni e chiarezza dell’offerta sono elementi da valutare prima di prendere una decisione. La domanda più utile non è “Chi costa meno?”, ma “Chi possiede le competenze giuste per il mio progetto?”.
Quanto conta definire il budget prima del progetto?
Moltissimo. Il budget non dovrebbe essere considerato un argomento da affrontare soltanto alla fine. Conoscerlo consente al progettista di orientare fin dall’inizio scelte, materiali e soluzioni verso alternative realistiche.
Un progetto può essere esteticamente eccellente ma diventare inutile se richiede risorse superiori a quelle disponibili. Vale anche il contrario.
Definire correttamente le priorità può permettere di investire di più negli elementi destinati a durare e contenere la spesa su componenti che potranno essere sostituiti in futuro. La progettazione serve anche a questo: distribuire le risorse in maniera coerente con gli obiettivi.
Il portfolio è importante, ma non basta
Osservare i lavori già realizzati permette di capire il linguaggio progettuale di uno studio o di un professionista. Un portfolio molto curato, tuttavia, non racconta necessariamente tutto.
È utile chiedere anche quale ruolo abbia avuto concretamente il professionista nei progetti mostrati. Ha seguito soltanto l’interior design? Ha coordinato le forniture? Ha seguito il cantiere? Gli arredi sono stati progettati su misura?
Comprendere il perimetro delle esperienze precedenti aiuta a effettuare confronti più realistici. Un altro elemento importante è il metodo di lavoro.
Alcuni professionisti iniziano con un’analisi molto approfondita delle esigenze, altri presentano rapidamente diverse proposte. Alcuni seguono direttamente fornitori e artigiani, altri consegnano il progetto e lasciano al cliente la gestione delle fasi successive.
Non esiste necessariamente un metodo migliore in assoluto. Deve però essere compatibile con ciò che il committente si aspetta.
In ogni caso, prima di scegliere un architetto o un interior designer, conviene formulare una domanda molto semplice: “Che cosa voglio realmente cambiare di questo spazio?” Dalla risposta dipende quasi tutto il resto.




